Perché acquistare uno smartphone ricondizionato è una scelta responsabile

scelta sostenibile

La sostenibilità ambientale è un argomento di grande attualità e una parte sempre maggiore di consumatori ha preso coscienza del fatto che si può contribuire a ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente anche attraverso le piccole scelte quotidiane, per esempio scegliendo di acquistare uno smartphone ricondizionato.

Per inquadrare l’argomento andiamo ad analizzare gli impatti sull’ambiente derivanti dall’immissione sul mercato di uno smartphone, dividendoli in 3 categorie:

  1. Utilizzo di materie prime.
  2. Emissione di CO2.
  3. Smaltimento dei rifiuti elettronici.

Utilizzo di materie prime

La quantità e la varietà di minerali utilizzati per produrre uno smartphone è molto più grande di quanto si pensi. Stiamo parlando di un oggetto che pesa circa 150 grammi e che teniamo comodamente in tasca. Ma se approfondiamo l’argomento scopriamo che, per fabbricare uno smartphone, è necessario estrarre e lavorare fino a 15 kg di minerale grezzo!  Due ricercatori dell’Università Britannica di Plymouth, con un esperimento volutamente provocatorio, hanno tritato uno smartphone con un frullatore e fuso le parti ottenute a 500 gradi. I risultati ottenuti hanno mostrato che il telefono utilizzato nei test conteneva 33 g di ferro, 13 g di silicio e 7 g di cromo, nonché piccole quantità di altre sostanze, tra cui: 900 mg di tungsteno, 70 mg di cobalto e molibdeno, oltre a 160 mg di neodimio, 30 mg di praseodimio, 90 mg di argento e 36 mg di oro. Sono quantità tutto sommato modeste ma lo studio evidenzia che per estrarre queste sostanze, è necessario estrarre 10-15 kg di minerale grezzo, inclusi 7 kg di minerale d’oro di alta qualità, 1 kg di minerale di rame grezzo, 750 g di minerale di tungsteno grezzo e 200 g di minerale di nichel grezzo. E non è tutto qui. Alcuni di questi minerali appartengono alla categoria dei 3TG ovvero minerali provenienti da zone di conflitto, cioè paesi politicamente instabili in cui il commercio di minerali finanzia gruppi armati, causa lavori forzati ed altre numerose violazioni dei diritti umani. Quindi, oltre all’estrazione di una grande quantità di minerali, c’è da considerare anche un importante aspetto di carattere etico legato al business dell’industria estrattiva. Riguardo a questo ultimo aspetto fortunatamente la UE introdurrà a partire dal 2021 nuove regole per contrastare questo fenomeno.

Emissione di CO2

È ben noto che il clima del nostro pianeta sta cambiando e che nell’ultimo secolo la temperatura media in superficie sta aumentando senza controllo. Questo causa all’ecosistema danni enormi, che devono essere contrastati in ogni modo per garantire la sopravvivenza a lungo termine della vita. La maggioranza degli scienziati è concorde nell’attribuire il fenomeno all’effetto delle attività umane. In particolare alla massiccia emissione di CO2 (anidride carbonica), metano e protossido di azoto, causata dalle attività industriali che provocano il cosiddetto “effetto serra” ed alla consistente deforestazione. Ma quanto incide la produzione di uno smartphone in termini di emissioni di CO2? Per valutare questo aspetto si deve calcolare il cosiddetto “carbon footprint” ovvero le emissioni totali di CO2 correlate al ciclo di vita del prodotto. Per esempio, secondo i dati ufficiali di Apple immettere sul mercato un iPhone X comporta un carbon footprint di 79 kg di CO2 e di questi oltre l’80% dipende dalla sua produzione ed il restante 20% al suo utilizzo. Visto così non sembra un impatto devastante, in quanto 79 kg di CO2 sono l’equivalente in termini di emissioni di un viaggio di circa 600 km con un’automobile di media cilindrata. Ma se pensiamo in termini più ampi e moltiplichiamo questo pur modesto valore per il numero totale di smartphone prodotti ogni anno le cose cambiano, visto che parliamo di circa 1,44 miliardi di pezzi nel solo 2018!

Smaltimento dei rifiuti elettronici

Mediamente un consumatore cambia il suo smartphone circa ogni 2 anni. Questo tasso di sostituzione così rapido è spinto dalle aggressive politiche di marketing di operatori e produttori e dal fatto che in molti casi in cui l’apparecchio ha subito un danno allo schermo o necessita di una nuova batteria, la riparazione ha costi sproporzionati rispetto al valore del prodotto. Dal 2007 ad oggi sono stati introdotti sul mercato più di 10 miliardi di smartphone, un numero superiore a quello degli abitanti della terra! Secondo le ricerche solo una minima percentuale dei prodotti dismessi viene correttamente smaltito, circa un 10% – 20% del totale. E purtroppo parliamo di prodotti che contengono sostanze altamente tossiche.

Prolungare la vita dei prodotti elettronici

La soluzione per ridurre l’impatto degli smartphone sull’ambiente è quindi di prolungare la loro vita utile. Per fare questo occorre ripensare il prodotto a 360°, in modo che ripararli diventi economicamente conveniente. I prodotti devono essere progettati in modo che sia facile ed economico sostituire le parti maggiormente soggette a danni o usura, quali per esempio lo schermo e la batteria e che le parti di ricambio e le procedure di riparazione siano facilmente accessibili. Anche su questo tema la UE sta combattendo da anni per introdurre nuove regole in materia. In particolare, la Commissione Europea nel 2020 ha pubblicato il Nuovo Piano d’Azione per l’Economia Circolare, che rappresenta uno dei pilastri dell’agenda europea per la crescita sostenibile, il cosiddetto Green New Deal per l’Europa. Il Nuovo Piano riprende le direttive ed estende le attuali direttive al ciclo di vita dei prodotti nel loro insieme, dalla scelta dei materiali, alla facilità di riparazione, l’aggiornamento, il riuso ed il riciclo. Inoltre, per quanto riguarda le pratiche commerciali, l’usa e getta, l’obsolescenza prematura e la distruzione di beni durabili invenduti saranno vietati.

Concludendo, per i motivi sopra esposti l’acquisto di uno smartphone ricondizionato è senza dubbio una scelta orientata alla sostenibilità ambientale. I prodotti ricondizionati da D Nuovo sono in grado di funzionare ancora per molto tempo e in tutte le fasi della lavorazione vengono rispettate tutte le direttive in merito al corretto smaltimento dei rifiuti elettronici.